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La cybersecurity nel settore Healthcare: rischio in aumento e strategie di difesa

Alterabit
10 novembre 2025
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La cybersecurity nel settore Healthcare: rischio in aumento e strategie di difesa

La "pandemia digitale" che sta colpendo il settore Healthcare non accenna a rallentare. Ospedali, cliniche e aziende sanitarie sono bersaglio di un'ondata crescente di cyber attacchi, con conseguenze che minacciano sia la riservatezza dei dati dei pazienti sia la continuità dei servizi essenziali.

Secondo lo "Speciale Sanità" del Rapporto Clusit 2025, a livello globale il settore sanitario ha registrato 810 incidenti noti nel 2024, con un incremento del 30% in un solo anno e ben quattro volte il numero di eventi rilevati nel 2020. In media si parla di 68 attacchi informatici al mese (erano 52 nel 2023) rivolti a strutture sanitarie in tutto il mondo. La quasi totalità di questi attacchi è motivata dal cybercrimine (profitto economico) e circa il 90% degli incidenti comporta conseguenze gravi o addirittura critiche per le organizzazioni colpite. Non stupisce quindi che, tra le infrastrutture critiche, la Sanità risulti tra i settori più presi di mira in termini assoluti.

Grafico a barre 'Distribuzione delle vittime 2024' con Healthcare evidenziato al 13,3%, dati Rapporto Clusit 2025
Fonte: Rapporto Clusit 2025 sulla Cybersecurity

Minacce informatiche che colpiscono la Sanità

Le analisi confermano che i ransomware restano la minaccia principale: i malware (soprattutto ransomware) sono la tecnica d'attacco più utilizzata contro il settore, coinvolti nel 60% degli incidenti informatici nel 2024 – una quota in crescita rispetto al 2023 e addirittura doppia rispetto al 2022. Al secondo posto troviamo le violazioni di dati (data breach), spesso non divulgate nei dettagli pubblici, che rappresentano circa un 25% degli attacchi andati a segno, seguite dai furti di identità e di account (circa 8% dei casi totali). Il phishing e l'ingegneria sociale sono diffusissimi come tecnica di attacco iniziale.

Grafico a barre 'Tecniche di attacco healthcare 2024' con Malware al 60%, Undisclosed 24%, Identity Theft 8%, Vulnerabilities 6%, Phishing 2%
Fonte: Hackmanac Global Cyber Attacks Report 2025

Da notare che, a livello globale, è calata la proporzione di attacchi basati sullo sfruttamento diretto di vulnerabilità (inclusi i temuti 0-day): nel 2024 questa tecnica ha registrato un decremento di 11 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Ciò suggerisce che i criminali informatici si affidano meno a exploit sofisticati e sempre più a metodi "collaudati" come il ransomware, considerati evidentemente più redditizi e affidabili. Parallelamente cresce il fenomeno degli attacchi indiretti tramite la supply chain: ad esempio, in Italia nel 2024 gli attacchi passati attraverso fornitori compromessi sono balzati a circa il 31% del totale degli incidenti che hanno colpito la sanità, segno che i malintenzionati sfruttano sempre più le debolezze nei collegamenti tra organizzazioni (partner tecnologici, fornitori di servizi, ecc.).

Vulnerabilità critiche e punti deboli del settore

Perché la sanità è così esposta? Diversi fattori contribuiscono a renderla un bersaglio attraente. Anzitutto, le informazioni sanitarie hanno un'enorme appetibilità economica per i cyber criminali (possono essere rivendute nel dark web a caro prezzo) e molte strutture operano su sistemi IT con vulnerabilità note non ancora risolte, che spalancano la porta agli attaccanti. In altre parole, da un lato i dati medici rubati garantiscono facili guadagni, dall'altro i sistemi obsoleti e non patchati facilitano enormemente il lavoro degli hacker.

Un altro punto debole cruciale è il fattore umano. Il personale sanitario, comprensibilmente focalizzato sulle attività cliniche, riceve spesso una formazione insufficiente in materia di sicurezza informatica. Ciò porta a sottovalutare minacce come phishing, allegati malevoli, utilizzo improprio di credenziali, ecc., e dunque molti incidenti hanno origine da un errore o da una disattenzione interna. Come evidenziato dal Clusit, spesso gli attacchi vanno a segno proprio a causa di utenti non adeguatamente formati nel riconoscere e prevenire le minacce. L'anello umano debole continua ad essere uno dei vettori di attacco preferiti dal cybercrime.

La combinazione di questi fattori fa sì che un cyber attacco a una struttura sanitaria possa avere conseguenze particolarmente gravi. Oltre ai danni economici e reputazionali, c'è il pericolo concreto per i pazienti: ad esempio un ransomware che blocca i sistemi sanitari può ritardare diagnosi e terapie, con il rischio per molti pazienti di non ricevere tempestivamente le cure necessarie. Interrompere anche poche ore di operatività di un ospedale può diventare questione di vita o di morte. Questa realtà ha innalzato l'attenzione sul tema cybersecurity da parte di regolatori e istituzioni: nuove normative come la direttiva NIS2 (oltre a GDPR e obblighi di privacy sanitaria) impongono requisiti stringenti e sanzioni, fungendo da catalizzatore per migliorare le difese cyber nel settore.

La risposta delle organizzazioni virtuose: governance, rischio continuo e compliance

A fronte di un panorama di minacce tanto impegnativo, le organizzazioni sanitarie più lungimiranti non stanno a guardare. Al contrario, hanno intrapreso percorsi strutturati per elevare la propria capacità di prevenzione e risposta agli attacchi. Ecco alcuni elementi chiave della loro strategia:

  • Governance e leadership: la sicurezza informatica è gestita come una priorità strategica. Le aziende sanitarie all'avanguardia hanno istituito strutture di governance dedicate, con il coinvolgimento attivo del top management (fino al CDA) e responsabilità chiare in capo a figure come il CISO (Chief Information Security Officer). Questo impegno "dall'alto" assicura che le decisioni in materia cyber siano allineate agli obiettivi di business e supportate da investimenti adeguati.
  • Risk management continuo: si passa da un approccio reattivo a uno proattivo. I leader del settore effettuano valutazioni del rischio e delle vulnerabilità in maniera continua, tramite monitoraggio costante, test di penetrazione periodici e capacità di rilevazione avanzate. L'obiettivo è anticipare le minacce anziché subirle. Questo modus operandi è in linea con le indicazioni normative: la direttiva NIS2 enfatizza la necessità di valutazioni regolari delle vulnerabilità e di un miglioramento continuo della postura di sicurezza.
  • Conformità e standard: le organizzazioni virtuose sfruttano le compliance non solo per evitare sanzioni, ma come leva per innalzare gli standard interni. L'adeguamento alla NIS2 e l'adozione dello standard ISO/IEC 27001 procedono spesso di pari passo: la stessa NIS2 è fortemente allineata allo standard ISO 27001, tanto che conformarsi alla direttiva copre gran parte dei controlli necessari alla certificazione. Dotarsi di processi e politiche in linea con framework internazionali aiuta a creare un sistema di gestione della sicurezza solido e verificabile, aumentando la resilienza e la fiducia di clienti e pazienti. Inoltre, iniziano a vedersi benefici concreti: ottenere certificazioni come l'ISO 27001 sta diventando persino un vantaggio competitivo per chi opera nella filiera sanitaria, agli occhi di partner e clienti che cercano fornitori sicuri.
  • Sicurezza nella supply chain: le organizzazioni mature estendono la protezione oltre i propri confini, valutando e rafforzando la sicurezza dei fornitori e partner critici. Questo aspetto è spesso trascurato, ma le nuove normative lo mettono in primo piano: la NIS2, ad esempio, richiede di assicurare che i fornitori essenziali rispettino adeguati livelli di sicurezza. In risposta, molte realtà stanno introducendo rigorosi vendor assessment, clausole contrattuali di cybersecurity e programmi di collaborazione con i fornitori per elevare gli standard di difesa lungo tutta la catena del valore.
  • Competenze specialistiche on-demand: un altro tratto distintivo di chi eccelle è saper riconoscere i propri limiti e investire in competenze esterne qualificate quando necessario. Molte realtà ricorrono a servizi specializzati esterni per colmare gap di know-how o di risorse: ad esempio ingaggiano un CISO-as-a-Service (un responsabile della sicurezza in outsourcing strategico) oppure richiedono assessment periodici indipendenti sul proprio livello di sicurezza, avvalendosi di consulenti per migliorare la cyber governance interna. Questo approccio permette anche a strutture con risorse limitate di accedere a competenze di alto livello in modo flessibile, implementando misure all'avanguardia senza dover costituire da zero interi team dedicati.

Conclusioni: sicurezza come abilitatore dell'innovazione digitale

La sicurezza informatica nella sanità emerge dunque come un fattore strategico, non più rimandabile. I dati del Clusit 2025 mostrano chiaramente il salto di rischio avvenuto negli ultimi anni, ma indicano anche la strada da seguire: adottare un approccio proattivo, investire in competenze e conformarsi ai migliori standard può fare la differenza tra subire un attacco devastante e riuscire invece a prevenirlo o contenerlo efficacemente. Proteggere i dati dei pazienti e garantire la continuità dei servizi significa proteggere la fiducia nel sistema sanitario e abilitare nuove forme di cura digitale senza comprometterne la resilienza.

In definitiva, è il momento per tutte le aziende del settore Healthcare – e i loro fornitori – di interrogarsi sul proprio livello di preparazione e agire di conseguenza. Il futuro della sanità sarà sempre più digitale: farsi trovare pronti sul fronte cyber non è solo un modo per evitare incidenti e sanzioni, ma un investimento strategico per poter innovare con successo. Chi saprà muoversi ora in questa direzione costruirà un ecosistema sanitario più sicuro, resiliente e affidabile, ponendo basi solide per l'innovazione e un vantaggio competitivo duraturo.

Giulio Coletta


Fonte: Rapporto Clusit 2025, "Speciale Sanità"

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